Indagini sull’incidente treno Andria-Corato

Incidente treno Bari - Foto vigili del fuoco3-2.jpgIl procuratore capo di Trani sta formando un pool di magistrati per coordinare le indagini sul disastro ferroviario e promette che esse non si fermeranno all’errore umano ma si svolgeranno anche sui ritardi nei lavori sulla linea e sui mancati sistemi di sicurezza. Del pool di Pubblici ministeri, faranno parte cinque magistrati: Francesco Giannella, procuratore capo, Antonio Savasta, Simona Merra, Marcello Catalano e Michele Ruggiero (il quale è anche noto per aver indagato in distinti procedimenti la Deutsche Bank di Francoforte e due agenzie di rating per manipolazione del mercato, ed aver svolto indagini sulla presunta correlazione tra vaccini e autismo), il che ci fa ben sperare circa l’ampiezza di vedute in ordine alle indagini da svolgersi.

L’inchiesta sul disastro ferroviario delle Ferrovie del Nord barese è per ora divisa in tre fascicoli:

  • il primo sulla dinamica.
  • Il secondo che punta invece a capire il perché i sistemi automatici di sicurezza non fossero attivi su quella linea.
  • Il terzo mira invece a capire come è stata spesa la pioggia di soldi pubblici (poco meno di 100 milioni di euro) arrivati in questi anni

Nel frattempo secondo i media locali, in ogni caso, l’incidente si sarebbe verificato a causa di un errore umano. In pratica uno dei due convogli sarebbe partito in anticipo dalla stazione di provenienza considerato il sistema del consenso (o blocco) telefonico per cui il via libera ai treni è dato da una comunicazione attraverso telefono tra gli operatori delle varie stazioni. Peraltro, Secondo il Corriere del Mezzogiorno, invece, ci sarebbe stato un guasto dei sistemi che regolano le coincidenze il che evidentemente allargherebbe le responsabilità penali ad altri soggetti che non al singolo capostazione.

Dobbiamo, tanto per cambiare, registrare un fatto che pare essere il necessario antecedente della tragedia ed essere tutto dovuto alle solite ragioni di economia sula pelle delle persone: il mancato raddoppio della tratta lungo cui si è verificato lo schianto dei due treni.

In ballo dal 2007, per un costo complessivo di 180 milioni di euro, i lavori di adeguamento della linea ferroviaria Corato-Andria non hanno ancora visto la fine. Sui documenti disponibili sul sito delle Ferrovie Nord Barese – secondo quanto rivela un articolo del Fatto Quotidiano     (http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/07/13/puglia-scontro-fra-treni-nel-barese-morti-sono-27-trovate-le-scatole-nere-convoglio-da-andria-era-di-troppo/2901654/) si fa cenno all’1 ottobre 2015 come data per l’ultimo collaudo della nuova opera: quasi un anno dopo, però, quei dieci chilometri di ferrovia sono ancora a binario unico.

Di 23 morti e 52 feriti, il bilancio delle vittime, oltre a tutti i passeggeri dei due treni che, se pure non sono stati feriti nel fisico, hanno subito lo shock di essere a bordo di due mezzi che si sono scontrati a folle velocità l’uno contro l’altro. I due treni avevano a bordo pendolari della zona e secondo le prime ricostruzioni parrebbe che i due macchinisti prima dell’impatto viaggiassero a tutta velocità e che non abbiano nemmeno potuto frenare o potuto tentare di farlo perchè i due treni si sono trovati di fronte all’uscita da una curva e quindi si sono comunque potuti vedere solamente quando era ormai troppo tardi per cercare di poter rimediare all’errore – umano o tecnico è ancora da capire – che evidentemente è stato fatto.

Nel frattempo sarebbero stati trovati i registratori di bordo dei due treni (le c.d. scatole nere che devono avere registrato ogni dato riguardante il viaggio dei due treni prima dello scontro) che aiuteranno a stabilire le cause della sciagura.

Sta procedendo ai rilievi ed alle indagini la Procura della Repubblica di Trani, in quanto lo scontro ferroviario è avvenuto in un tratto appartenente alla competenza territoriale del Tribunale della città pugliese, che sta indagando per le ipotesi di reato di omicidio colposo plurimo e disastro ferroviario.

Emerge chiaramente che le cause prime del disastro sono da attribuire all’arretratezza della rete regionale pugliese che in quel tratto è ancora a binario unico considerato che la prima stazione di incrocio è solo quella di Andria, da dove stava scendendo il treno diretto a Bari.

In quel tratto sussiste ancora il c.d. consenso telefonico che secondo il regolamento della circolazione ferroviaria (del 1936) prevede che nelle stazioni su linea a semplice binario venga effettuata una chiamata verso la stazione successiva chiedendosi il consenso appunto in prossimità dell’orario di partenza o di passaggio di un treno. Il sistema è tra i meno evoluti rispetto alle tecnologie disponibili e maggiormente a rischio, ha affermato il Ministro dei Trasporti, perché si affida interamente all’uomo, nella fattispecie all’operatività dei capistazione.

Siamo negli anni ’10 del 2000 e pare impossibile che ancora esistano tratti a binario unico in cui la circolazione dipende dalla sola attenzione dei capistazione eppure questa è la situazione che si riscontra in tante parti del nostro territorio tanto che lo stesso Ministro dei Trasporti promette investimenti per 1,8 mld di Euro per ammodernare le linee ferroviarie italiane.

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Autore: massimilianogabrielli

Avvocato - Viale Vaticano n.45 - 00165 Roma Studio Legale G@brielli

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