Le indagini

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Il procuratore capo di Trani ha formato un pool di magistrati per coordinare le indagini sul disastro ferroviario e promette che esse non si fermeranno all’errore umano ma si svolgeranno anche sui ritardi nei lavori sulla linea e sui mancati sistemi di sicurezza. Del pool di Pubblici ministeri, faranno parte cinque magistrati: Francesco Giannella, procuratore capo, Antonio Savasta, Simona Merra, Marcello Catalano e Michele Ruggiero (il quale è anche noto per aver indagato in distinti procedimenti la Deutsche Bank di Francoforte e due agenzie di rating per manipolazione del mercato, ed aver svolto indagini sulla presunta correlazione tra vaccini e autismo), il che ci fa ben sperare circa l’ampiezza di vedute in ordine alle indagini da svolgersi. Gianella ha in effetti affermato che “c’è stato l’errore umano ma al tempo stesso è altamente riduttivo fermarsi ad esso”, confermando come le indagini condotte dalla Procura siano indirizzate verso la ricerca di tutti gli aspetti e le cause del drammatico incidente.

L’inchiesta sul disastro ferroviario delle Ferrovie del Nord barese è per ora divisa in tre fascicoli:

  • il primo sulla dinamica.
  • Il secondo che punta invece a capire il perché i sistemi automatici di sicurezza non fossero attivi su quella linea.
  • Il terzo mira invece a capire come è stata spesa la pioggia di soldi pubblici (poco meno di 100 milioni di euro) arrivati in questi anni

I primi nomi a finire nel registro degli indagati per disastro ferroviario ed omicidio colposo plurimo sono quelli dei due capostazione di Corato e di Andria, Alessio Porcelli e Vito Piccarreta, oltre a quello di un altro dipendente di Ferrotramviaria, responsabile del movimento dei treni nella stazione di Andria. Dai primi accertamenti infatti è risultato che proprio il convoglio in partenza da Andria è stato fatto partire non rispettando gli orari prestabiliti.

Nell’inchiesta, oltre ai due capostazione ed il capotreno Nicola Lorizzo sono state da subito indagate altre sei persone. Ai vertici di Ferrotramviaria vengono contestati i reati di disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni personali colpose plurime. Indagati il presidente del consiglio di amministrazione e rappresentante legale, Gloria Pasquini, il direttore generale, Massimo Nitti, e il direttore dell’esercizio, Michele Ronchi. Indagata anche la società Ferrotramviaria, ai sensi del D.Lgsl. 231 sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.

Nuovi indagati sarebbero invece altri dipendenti di Ferrotramviaria. Il reato di «rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro» che prevede la pena della reclusione fino a 10 anni, è la nuova contestazione avanzata dalla procura pugliese. La nuova ipotesi di reato (articolo 437 del Codice Penale) farebbe riferimento al sistema di sicurezza del «blocco telefonico» – ritenuto dai pm «obsoleto ed assolutamente insicuro» – presente sulla tratta in cui si verificò lo scontro frontale tra i due treni.

La commissione di inchiesta parlamentare avrebbe inoltre accertato che dopo l’incidente, nel corso delle prime indagini svolte il giorno stesso dell’incidente, è stata rilevata una manomissione dei registri di stazione per tentare di nascondere la grave negligenza: la telefonata per accertarsi che il binario fosse libero fu fatta dopo che l’incidente era già avvenuto».

Su questo versante attendiamo che vengano chiuse a breve le indagini o venga avanzata la richiesta di incidente probatorio per eseguire la perizia tecnica per accertare gli esatti tempi e dinamica del disastro ferroviario attraverso le scatole nere estratte dopo l’incidente dai due treni.

A novembre 2017 arriva la conclusione delle indagini preliminari:

Diciotto gli indagati, più Ferrotramviaria: 14 sono dipendenti, dirigenti e amministratori dell’azienda che gestisce il trasporto ferroviario Bari-Barletta, tra i quali il conte Enrico Maria Pasquini, sua sorella Gloria Pasquini, il direttore generale Massimo Nitti e il direttore di esercizio Michele Ronchi; 2 sono funzionari dell’Ustif, l’ente del ministero dei Trasporti che fino al settembre 2016 ha vigilato sulla sicurezza dei treni delle reti locali; e poi Virginio Di Giambattista ed Elena Molinaro: il primo a capo della struttura ministeriale che si occupa dei Sistemi di Trasporto ad Impianti Fissi e il Trasporto Pubblico Locale, la seconda altra dirigente del ministero guidato da Graziano Delrio, oltre ai due capostazione, ed altri dirigenti di Ferrotramviaria

Secondo la procura di Trani, la “strategia aziendale” era “finalizzata ad accrescere la produttività” e quindi gli “utili ricavabili”. Venti situazioni critiche registrate tra il 2003 e il 2015 – è la tesi dei magistrati – avrebbero dovuto spingere gli amministratori a investire sull’adeguamento tecnologico. Invece, due mesi prima della strage, i soci si spartirono 2,5 milioni di euro di utili del bilancio 2015

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