ANMIL interviene nel disastro Treni Andria-Corato

Treno-4-3Nell’ambito del procedimento penale che si occupa di stabilire le cause del disastro dei treni della rete ferroviaria regionale pugliese – che il 12 luglio del 2016 si scontravano frontalmente nella parte a binario unico della tratta tra Andria e Corato – e di individuarne i responsabili, il nostro Team legale ha ricevuto mandato anche da ANMIL Onlus – la più antica associazione riconosciuta nel nostro Paese e che conta più di 400.000 iscritti, associazione che si occupa delle vittime, mutilati ed invalidi, degli infortuni sul lavoro – affinchè si intervenga nel procedimento penale, si esplori la possibilità che tra le cause dell’incidente sussista, oltre all’errore umano, anche la violazione di cautele antinfortunistiche e di sicurezza, argomento che appunto sta a cuore ad ANMIL atteso che della prevenzione degli infortuni l’associazione ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia per rafforzare i propri fini statutari.

Gli ultimi sviluppi della vicenda sul disastro, avvenuto al km 51 nella parte della ferrovia Bari-Barletta in cui tutt’ora è in vigore il regime di circolazione c.d. del blocco telefonico, con cui il capostazione, prima di autorizzare la partenza del treno in attesa nella sua stazione chiede telefonicamente il “via libera” al capostazione della successiva stazione di arrivo, riportano che – come ci aspettavamo – la Procura di Trani ha individuato per le violazioni alle cautele antinfortunistiche altri 7 indagati da sottoporre al procedimento penale per lo scontro tra i treni.

Come anticipavamo già nei giorni immediatamente successivi al grave incidente che causò la morte di ben 23 persone ed il ferimento di più di 50 tra i passeggeri dei due treni, il sistema del blocco telefonico non solo è decisamente il più obsoleto ma è tra i vari sistemi di comunicazione che regolano la circolazione dei treni quello più pericoloso perchè si basa proprio sulla tempestività ed attenzione dei capistazione che, in un ambito territoriale in cui passano ogni giorno 62 convogli ferroviari, ben si comprende come possano risultare soggette ad errori che, nel caso dello scontro di luglio, causarono il disastro.

Inutile dire nuovamente che la scusa dell’errore umano, alla luce sopratutto delle nuove iscrizioni nel registro degli indagati, non regge e non potrà distogliere l’attenzione dal fatto che queste violazioni sono sempre conseguenza di una vera e propria politica aziendale tese a risparmiare sulla sicurezza dei lavoratori – ed in questo caso anche dei passeggeri – così che il risparmio economico che ne consegue ha quale prezzo il pericolo dell’incolumità personale per gli utenti come questo caso ha tragicamente dimostrato.

Di questi argomenti parleremo quando sarà il momento del processo perchè chiederemo con la formula dei punitive damages di derivazione anglosassone risarcimenti milionari nei confronti della società esercente la linea Bari-Barletta (la Ferrotramviaria pugliese) che chiameremo quale responsabile civile.

Il consiglio che possiamo dare alle parti lese di questa tragedia è dunque quello di attendere gli sviluppi delle indagini e per il momento non transigere con la Ferrotramviaria perchè è corretto che i risarcimenti che essa debba corrispondere alle vittime siano adeguati non solo alla entità dei danni suiti (risarcimento compensativo) ma anche alla gravità delle violazioni commesse ed alla mancata adozione  di quelle norme prevenzionali delittuosamente omesso da parte dei suoi dirigenti.
Annunci

Errore umano, una scusa troppo facile. DANNI PUNITIVI nei grandi trasporti

corato53.png

Esiste un denominatore comune in tutti i disastri legati alla industria dei grandi trasporti: l’alibi dell’errore umano. Che si tratti di sciagure ferroviarie, aerei, navali o stradali in genere, la responsabilità principale e la attenzione mediatica viene sempre e subito veicolata sull’errore umano, sul nome del capostazione o dello Schettino di turno, piuttosto che sulla responsabilità di chi, risparmiando sui costi per l’ammodernamento e massimizzando il profitto, guadagna di più, a rischio la vita della gente.

Anche nello scontro fra treni sulla linea pugliese Andria-Corato si è da subito puntato il dito sull’errore di chi avrebbe sbagliato a dare il verde per la partenza di uno dei due convogli, che viaggiavano in direzione opposta su una tratta a rotaia unica.

Ma l’errore umano è notoriamente inevitabile, e non è – al giorno d’oggi – accettabile che le compagnie di trasporti, cui viene affidata quotidianamente la vita di centinaia, ed a volte migliaia, di persone e famiglie, non siano obbligate ad investire in quelle tecnologie e sistemi di controllo minimi, che servono appunto per scongiurare tragedie immani ma evitabili, come quella avvenuta in Puglia.

È inammissibile che disponiamo di una tecnologia a basso costo che permette di controllare praticamente tutto a distanza dal nostro smartphone, eppure due treni, che viaggiano uno contro l’altro SU UNA STESSA ROTAIA PER CHILOMETRI, non siano dotati di un sistema di controllo della percorrenza che in automatico ed in tempo reale non segnali la anomalia ed il rischio collisione, attivando un segnale immediato di emergenza.

Anche perché questa tecnologia esiste, e si chiama SCMT, acronimo di Sistema Controllo Marcia Treno, che interviene in caso di anomalie, condizioni di marcia non sicure, incongruenze sui segnali ferroviari ed eventuali malori od errori del conducente. Un sistema che fin dal 2003 è in uso su tutta la rete RFI di Trenitalia, ma non anche, invece, su tutte le tratte di quasi 3mila km gestite da privati in concessione, come nel caso della linea tra Andria e Corato, sulla quale opera la società Ferrotranviaria: pare costi 17mila euro,  meno di mille euro per ogni morto a bordo di quei due treni.

Su queste linee è consentito legalmente operare ancora tramite blocco telefonico tra una stazione e l’altra. Roba da terzo mondo. Un capostazione manda un dispaccio telefonico alla stazione successiva per dare il via al responsabile della stazione successiva. Capistazione ai quali, tagliando il personale, sono state assegnate decine di altre funzioni che prima non erano chiamati a svolgere, abbassando il livello di guardia.

incidente-treni-andria-corato-vito-piccarretaUn appalto da oltre 33 miliardi con fondi europei avrebbe dovuto ammodernare con il raddoppio della linea e le infrastrutture, eppure dal 2007 siamo ancora ancora lontani dalla esecuzione delle opere e allora si viaggia ancora così, praticamente a vista. Perché la legge del profitto e delle lobby in questo settore, quello dei trasporti, prevale sulla normativa di sicurezza, sugli orari di lavoro e formazione del personale e sugli obblighi di manutenzione, grazie ad un sistema di poteri e denaro. Anche il sistema delle certificazioni e delle ispezioni sui concessionari, infatti, lascia seri dubbi sulla affidabilità di questo meccanismo di controllo basato sul fattore umano.

Una storia che si inquadra ancora una volta nella politica del risparmio e della massimizzazione dei profitti che caratterizza tutti i disastri nei grandi trasporti in cui, attraverso i processi penali e le indagini della magistratura, abbiamo constatato che le compagnie sono sicuramente le prime responsabili, per aver preparato il terreno alla tragedia.

Continua a leggere “Errore umano, una scusa troppo facile. DANNI PUNITIVI nei grandi trasporti”