INCIDENTE FERROVIARIO TRENORD SULLA LINEA CREMONA-MILANO

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Oggi 25.01.2018 ennesimo disastro ferroviario che colpisce il nostro paese. Le prime notizie riferiscono del deragliamento del treno delle ferrovie Trenord, tra ipotesi: binario rotto o cedimento infrastrutturale del massetto sotto la rotaia?

Il regionale n. 10452 partiva da Cremona direzione Milano Porta Garibaldi e trasportava centinaia di persone per la maggior parte pendolari. Il convoglio era composto da un locomotore che spingeva quattro vetture e proprio nella terza vettura che è avuto il maggior numero di feriti. Nello schianto del treno accartocciatosi su un palo hanno perso la vita almeno 3 persone e il numero dei feriti è aumentato a dismisura, in tantissimi in codice rosso ricoverati nelle strutture ospedaliere limitrofe, ancora una volta sono i viaggiatori a farne le spese. Ma a quale prezzo?

Le prime testimonianze sono agghiaccianti: “il treno stava andando a piena velocità, abbiamo sentito un po’ ballare il vagone. Poi il rumore della frenata, le scintille e la puzza di fumo”. “Uno spavento tremendo, da far fermare il cuore”. “Poco prima di Pioltello il treno ha iniziato a tremare e abbiamo capito che stava succedendo qualcosa” “Il treno era pieno perché a Treviglio sono salite molte persone. Il convoglio ha tremato per 3-4 minuti poi abbiamo sentito una botta e una vettura si è staccata”.

Le dichiarazioni rese da parte delle autorità sono contraddittorie, ma ciò che gli accomuna è che tutti vogliono subito chiarezza sulla vicenda; preme ricordare che la tratta su cui l’incidente è avvenuto è oggetto da sempre di aspre polemiche tra i vari comitati dei pendolari e Trenord con riguardo alle politiche aziendali sulla manutenzione. Infatti, a novembre 2017 i comitati dei pendolari osservavano con una loro nota che mentre “Trenord è tenuta a eseguire in modo adeguato tutte le attività accessorie alla prestazione del servizio unitario previsto dal programma di esercizio, garantendo tra l’altro la manutenzione straordinaria, ordinaria e le revisioni periodiche del materiale rotabile.” In realtà l’azienda: “-non riesce ad individuare le macroscopiche problematicità a livello manutentivo lasciando che la situazione continui a degenerare arrivando all’esasperazione in alcuni periodi dell’anno. Non riesce ad intervenire in maniera efficace e costruttiva sulla propria politica manutentiva. Ancora recentemente ha cercato di tamponare una situazione ormai sempre più evidentemente critica, togliendo dalle originarie composizioni dei treni quelle carrozze guaste venendosi così a creare delle composizioni spesso insufficienti per il numero di utenti”.

trenord-inconveniente-vergognaNel frattempo Trenord – società a capitale misto pubblico/privato che ha in gestione la tratta su cui è avvenuto l’incidente ed i treni con cui essa è effettuata – non ha ancora rilasciato alcun comunicato in relazione a tale vicenda. Anche se il primo “tweet” con il quale parlavano di un problema “tecnico” invece che di un grave incidente con morti e centinaia di feriti, parla molto chiaro sull’atteggiamento di gestione della crisi e del disastro ferroviario.

Si apre ora la pagina dei risarcimenti dei danni da richiedersi per ottenere il dovuto ristoro per le vittime che sono rimaste coinvolte.

Ancora una volta l’esempio in negativo della “politica del risparmio”. Anche in tale vicenda conviene “investire” pagando il risarcimento del danno? Quanti altri disastri dovranno avvenire prima che si inizi ad Investire sulla sicurezza?

La questione manutenzione – sicurezza d’altronde ci è ben nota lavorando nell’ambito specifico dei disastri ferroviari e nel mondo dei grandi trasporti ed in quello più generale dei disastri navali per cui abbiamo osservato sussistere un filo conduttore comune in questi “incidenti” del tutto prevedibili e in alcuni casi addirittura previsti come imminenti (il caso Jolly Nero in cui era prevedibilmente atteso che da un giorno all’altro una delle navi in manovra potesse urtare la Torre Piloti): il risparmio sulla manutenzione dei mezzi usati e sulla sicurezza degli stessi in chiave di costi/rischi calcolati sulla pelle delle persone.

Anche nel caso del deragliamento a Pioltello, considerate le proteste di chi quella tratta la frequenta ogni giorno come i pendolari della linea Cremona – Milano, c’è purtroppo da attendersi che le indagini conducano a risultati del genere che ci confermeranno ancora una volta come le aziende non intendano adeguarsi seriamente alle pur dettagliate normative antinfortunistiche e preferiscano far viaggiare i passeggeri ed i propri dipendenti in condizioni di rischio.

È circolata la notizia di operai di RFI nella zona sottoposta a sequestro nelle giornate successive al disastro e questo fatto è estremamente grave. La stessa cosa avvenne a bordo della Concordia ancora sotto sequestro, con tecnici di Costa che andavano a fare verifiche prima della magistratura e dei periti del tribunale.

A questo riguardo il nostro gruppo di legali si muove per poter finalmente ottenere che le aziende vengano punite anche economicamente chiedendo alla Autorità Giudiziaria il riconoscimento dei cosiddetti danni punitivi per cui le aziende invece di risarcire semplicemente i danni subiti dalle parti lese alle stesse siano obbligate a pagare delle cifre supplementariche moltiplicano i danni subiti proprio in ottica punitiva.

In tale maniera si può dunque sperare nell’effetto deterrente che i danni punitivi hanno sulle aziende che non si possono aspettare di poter continuare a risparmiare perché il cosiddetto “capitale umano” costa meno del risparmio effettuato sulla sicurezza e sulla manutenzione: una volta punite economicamente le aziende si adegueranno infine seriamente alle normative perché economicamente conveniente.

D’altronde abbiamo avuto la enorme soddisfazione di vedere che le Sezioni Unite della Cassazione con la sentenza 16601/2017 hanno ammesso apertamente ed esplicitamente la possibilità di concedere i danni punitivi anche nel nostro ordinamento giuridico, come da sempre propugniamo e come abbiamo commentato anche in cruciali consessi scientifici, e quindi attendiamo che i nostri Tribunali applichino finalmente e concretamente l’istituto giuridico di derivazione statunitense, e puniscano duramente chi insiste a non rispettare il diritto alla sicurezza ed all‘incolumità dei cittadini. Pertanto non risarcendo solo mediante il “metodo compensativo” il danno subito, ma punendo concretamente chi lo ha provocato. Nell’industria dei trasporti sarebbe il giusto correttivo.

COSA FARE PER IL RISARCIMENTO DANNI SE SI ERA A BORDO DEL TRENO DERAGLIATO A PIOLTELLO

PIC-avvocati giustizia per i cittadini

COSA VA FATTO: sul fronte civilistico occorre attivare subito le procedure di richiesta del risarcimento danni per tutti i passeggeri del treno Cremona – Milano inviando una lettera di richiesta di risarcimento del danno Trenord per ciascuno dei soggetti a bordo, mentre per il profilo penale suggeriamo di presentare immediatamente una denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Milano, con richiesta di sequestro dei beni per Ferrovie Nord Milano e le misure interdittive ex D.Lgsl. 231/2001, a garanzia del risarcimento danno ed i futuri indennizzi in favore delle vittime dell’incidente, nel caso in cui le compagnie assicurative, per qualsiasi motivo, si rifiutino di pagare.

Nel caso emergano a seguito delle indagini da parte delle autorità dei trasporti e della magistratura, anche conferme su malfunzionamenti o presumibili violazioni delle normative di sicurezza, questo innalzerebbe la responsabilità della compagnia di gestione ferroviaria, ed il livello dei risarcimenti attraverso la pretesa di un “danno punitivo” sul modello americano, che oltre alla componente tipica del risarcimento del danno “compensativo”, assume una funzione di prevenzione su violazioni future per tutti soggetti analoghi. Nel caso della Costa Concordia sono stati richiesti i danni punitivi, elevando le richieste di risarcimenti nel processo penale ad oltre i 500mila euro per passeggero.

COSA VI OCCORRE: poiché non esiste una lista passeggeri di partenza, è opportuno dimostrare che eravate presenti a bordo del treno deragliato e quindi essere nell’elenco redatto dai soccorritori oppure, almeno, il biglietto o l’abbonamento; conservate poi con cura l’elenco delle cose che sono andate perdute nell’incidente, le spese extra che abbiate sostenuto e tutte le ricevute di spesa e i certificati medici, annotate gli spostamenti e le spese che avete sostenuto per il rientro a casa o per il prolungamento del viaggio e per recarvi a fare le visite mediche; procuratevi appena possibile una certificazione di un medico psicologo-psichiatra relativa allo stato di ansia e stress post traumatico (se presente), preferibilmente di una struttura pubblica. Il termine per proporre la querela penale è di 90 giorni ma è opportuno inviare subito la lettera di richiesta danni e proporre appena possibile le denunce penali per consentirci di includervi nel procedimento e usufruire degli eventuali sequestri.

Inoltre per i profili penali della vicenda occorre valutare la possibile costituzione di parte civile nel processo penale contro i responsabili del disastro, che riteniamo ancora una volta la strada maestra da seguire, tanto per apportare e garantire l’accertamento della verità, tutta sulle ragioni e responsabilità nel disastro, quanto per ottenere il risarcimento dei danni nel modo più rapido e adeguato.

Peraltro nella vicenda molte associazioni consumatori ed alcuni grandi e meno grandi studi legali si affanneranno a pubblicizzare di aver preso parte attiva a svariati processi legati ai trasporti come il processo Costa Concordia mentre invece hanno spesso passato le persone da cui avevano ottenuto il mandato alle associazioni dei consumatori, collegate con avvocati e studi legali italiani, cercando di raccogliere abbastanza persone per far partire le c.d. class action con l’effetto di impedire che completi passeggeri potessero ottenere seri risultati risarcitori.

Affidarsi ad associazioni consumatori, uffici legali od Avvocati non esperti del diritto e del territorio, produrrà inevitabilmente un duplicarsi delle spese legali e dei tempi del risarcimento a discapito di chi si rivolga a loro non conoscendo le peculiarità di questi casi.

COSA FARE, ecco alcuni primi consigli:

  • Stilare un elenco dei beni che avevate con Voi a bordo eventualmente andati persi nell’incidente.
  • Recuperare i documenti di viaggio e documentare ogni spesa sostenuta per il viaggio di ritorno o a destinazione.
  • Per coloro che hanno subito lesioni conservare copia dei certificati medici e delle spese, recarsi comunque dal proprio medico per avere referto su ansie e turbamento psicologico (stress post-traumatico)
  • Rivolgersi al ns. pool di legali per inviare subito e gratuitamente una prima lettera con richiesta per iscritto del risarcimento danni alla compagnia di trasporto ferroviario (cd. lettera di intervento legale), che interrompe ogni prescrizione (prima possibile per far decorrere gli interessi legali).
  • Non sottoscrivere alcuna quietanza di rimborso anche parziale.
  • Nel caso di lesioni si può proporre querela entro tre mesi dal fatto (consigliabile)

LE INDAGINI

I primi rilievi danno una risposta univoca: le rotaie della linea ferroviaria vicino a Pioltello avevano subito un rappezzo con un pezzo di legno.

Al cosiddetto punto zero sta il giunto – composto da due barre di acciaio tenute assieme da quattro grossi bulloni, e saldate con il segmento di rotaia – a cui mancano 23 centimetri di acciaio: la responsabilità si sposta quindi necessariamente su Rete Ferroviaria Italia perché è di RFI il compito di provvedere alla manutenzione dei binari in quanto la segnalazione del guasto e l’ordine di ripararlo non partono da una decisione autonoma della ditta che ha in appalto la manutenzione, ma direttamente da Rfi.

Secondo le ipotesi investigative che si fanno strada prima dell’incidente – alcuni giorni o forse alcune settimane – è stato segnalato il disallineamento delle due barre probabilmente dovuto all’assenza di un dado che doveva tenere il bullone.

Viene effettuato allora un intervento che avrebbe dovuto essere temporaneo e che si ritiene la causa dell’incidente secondo questa dinamica: sotto al giunto è stato trovato un semplice pezzo di legno che serviva a tenere allineate le barre; per uno svuotamento della massicciata – secondo un tecnico ferroviario esperto sentito dai giornalisti del il fatto quotidiano , c’era “mancanza di stabilità della massicciata” cioè mancava il sostegno, il pietrisco posizionato sotto i binari non c’era, era necessario riempire l’avvallamento creatosi e consolidarlo, in modo tale da fornire al binario una base sulla quale scaricare il peso del passaggio dei treni – il legno si abbassa e non regge più il giunto così che si disallineano le barre.

Al passaggio del treno le ruote delle prime carrozze per via del disallineamento passando sopra al giunto strappano il pezzo di metallo cioè la piastra di 25 centimetri mancante. La terza o la quarta vettura sobbalzano sull’avvallamento e le ruote del carrello esterne per qualche minuto continuano a correre sullo spigolo delle rotaie per poi scendere definitivamente.

Al riguardo i segni sulla massicciata e sulle traversine danno sostanza a questa ricostruzione.

Oltre la stazione di Limito di Pioltello le ruote si allargano sempre più verso l’esterno colpendo due pali e alla fine il gancio tra un vagone e un altro non regge più la pressione e si stacca e la terza carrozza si gira a novanta gradi accartocciandosi contro uno dei pali della linea elettrica.

Ora si sta cercando di capire se la riparazione sarebbe stata fatta a breve o se invece il rattoppo era considerato il rimedio definitivo cosa che non stupirebbe affatto perché quei rattoppi sono consueti sulla nostra rete ferroviaria.

Il direttore territoriale di Rfi, Vincenzo Macello, ha riassunto con la definizione “cedimento strutturale della rotaia” il distacco della piastra di 23 centimetri che ha provocato il deragliamento.

Ma il tecnico ferroviario sentito da Il fatto quotidiano rivela un altro possibile retroscena: “Quel danno alla rotaia, il fungo divelto, può essere figlio di un lavoro di realizzazione del giunto stesso, utilizzando un cannello da taglio e non la sega a disco”. Cioè è possibile a suo parere che la giuntura non sia stata effettuata a regola d’arte nel momento in cui sono state messe in posa le rotaie. L’uso di un “cannello”, ossia una fiamma ossidrica, ipotizza l’esperto, “altera l’assetto molecolare della parte iniziale della rotaia da giuntare, predisponendola eventualmente alla successiva rottura” man mano che passano i treni.

Insomma siamo di fronte ad una possibile serie di difetti dal mancato consolidamento all’esecuzione del taglio delle rotaie poi giuntate che hanno portato alla rottura del binario.

Secondo Il fatto quotidiano, dunque, questa rottura “accentua il “martellamento” del treno (cioè lo “sbattere” delle ruote del convoglio sulle rotaie) che “probabilmente lì avviene da lungo tempo, come dimostra la rottura di una delle quattro chiavarde cesoiate”, i grossi bulloni (che si vedono in una foto sul Fatto pubblicata). Il martellamento porta alla deformazione della rotaia o al distaccamento di un pezzo di rotaia che possono portare allo svio del treno. Se come sostiene l’Ansa, quel tratto era interessato da lavori di manutenzione e quella rotaia stava per essere sostituita, le condizioni del binario erano note. “In questi casi si può chiedere un degradamento della velocità – conclude l’esperto contattato dal Fatto.it – perché questo limita i rischi di sobbalzi del treno sulla rotaia malconcia e di conseguenza riduce il pericolo di deragliamento”.

Questo degradamento della velocità non era nemmeno effettuato in quel punto benché la situazione di pericolosità fosse nota a RFI e, quindi, l’ipotesi che ci si trovi di nuovo di fronte ad una strage annunciata per la consuetudine delle grandi società di risparmiare sulla sicurezza e sulla manutenzione a discapito degli utenti e della loro incolumità ignorando oltretutto le loro richieste in tal senso si fa sempre più tristemente strada.

Guardiamo al lavoro degli inquirenti con la speranza di poter vedere individuati i responsabili così che contro di loro le richieste risarcitorie punitive potranno essere giustamente rivolte perché pare che la punizione economica sia la sola che possa convincere ad investire sulla prevenzione e sulla sicurezza.

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INCENDIO SUL TRENO ITALO 9984 NAPOLI-VENEZIA

 

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Il giorno 07.06.2017 verso le ore 10:00 il treno Italo 9984 partito da Napoli alle ore 8:50 e diretto a Venezia si è arrestato improvvisamente rimanendo bloccato per oltre 7 ore nei pressi di Anagni per un principio di incendio che ha causato un’avaria al motore del treno – ostruendo la linea dell’alta velocità.

A bordo in molti tra i 400 passeggeri sono stati coinvolti anche dai fumi tossici e dai disagi dovuti al caldo soffocante e sono stati soccorsi dall’unità di crisi e da un’eliambulanza con il personale del 118 che ha trasportato a Roma al Bambino Gesù un bambino di tre anni, mentre un neonato, per precauzione, è stato trasferito all’ospedale di Anagni.

La motrice che era arrivata ad Anagni per trainare ”Italo” non è stata in grado di farlo per diverse ore, costringendo i passeggeri a stazionare a lungo fuori dal treno in aperta campagna in atetsa di poter riprendere la via verso la loro destinazione.

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