Udienza 18.10.2018 – Ferrotramviaria e MIT sono responsabili civili

Il MIT e Ferrotramviaria sono responsabili civili nel processo per il disastro ferroviario in Puglia.

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Il Giudice della udienza preliminare dott.ssa Schiralli, sciogliendo la riserva relativa alle questioni preliminari sollevate dagli enti citati dai legali delle parti civili, familiari delle vittime ed associazioni ammesse nel giudizio, ha confermato la legittimazione passiva di Ferrotramviaria e Ministero dei Trasporti, superando l’eccezione di incompatibilità tra posizione di imputata ex D.lgsl.231/2000 e responsabile civile dello stesso soggetto.

In replica alla eccezione sulla memoria di Ferrotramviaria (citato da Anmil come RC), avevamo evidenziato quanto si è già pronunciata la Corte Costituzionale con sentenza 218/2014: la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale sollevata in merito alla possibile citazione ai sensi dell’art. 83 del codice di procedura penale dell’ente giù imputato ai sensi del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 in quanto non corrisponde al vero il fatto che l’ente possa essere considerato coimputato dell’autore del reato. Infatti si è ritenuto che, nel sistema delineato dal d.lgs. n. 231 del 2001, l’illecito ascrivibile all’ente costituisca una fattispecie complessa e non si identifichi con il reato commesso dalla persona fisica (Cassazione, sezione sesta penale, 5 ottobre 2010, n. 2251/2011). […] Ma se l’illecito di cui l’ente è chiamato a rispondere ai sensi del d.lgs. n. 231 del 2001 non coincide con il reato, l’ente e l’autore di questo, non possono qualificarsi coimputati, essendo ad essi ascritti due illeciti strutturalmente diversi..

Un ulteriore passo in avanti, quindi, attraverso il coinvolgimento di ferrotranviaria e MIT nel processo come responsabili civili, dimostrando ancora una volta come tra parole, proclami politici e fatti processuali ci sia sempre una grande differenza: il ministro Toninelli, incontrando i familiari sul luogo di commemorazione della sciagura, aveva difatti annunciato che si sarebbe costituito come parte civile e non lo ha fatto, e non solo; quando è stato chiamato a rispondere dell’operato dei suoi uffici ha chiesto la estromissione del ministero. Ora il ministero è ufficialmente tra i responsabili civili del disastro.

Ferrotranviaria intanto continua ad operare come concessionaria, senza che sia stato nemmeno seriamente messo in discussione il suo contratto, come inizialmente fatto con Autostrade, nonostante anche qui le responsabilità siano sotto gli occhi di tutti.

Prossima udienza il 25.10.2018 sempre in aula Bunker

ANMIL è parte civile nel processo BARI-NORD

▶️ PROCESSO BARI-NORD A TRANI◀️

▶️SCONTRO TRENI ANDRIA-CORATO ◀️

In molti E DA PIÙ PARTI non ci avrebbero voluto in questo importante processo sul disastro Ferroviario avvenuto in Puglia il 12 luglio 2016, nel quale persero la vita 23 persone di cui 4 lavoratori e 51 rimasero ferite.

Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di disastro ferroviario, omicidio colposo, lesioni gravi colpose, omissione dolosa di cautele, violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro e falso. Le eccezioni di alcuni avvocati e le resistenze di altre parti, non coglievano nel segno sull’importanza del ruolo sostanziale delle associazioni come Anmil nei processi penali sui disastri.

Tutte le altre associazioni – con eccezione solamente di ANMIL ed AcU, non hanno superato il difficile filtro del GUP, a seguito delle repliche alla udienza 07.09.2018 abbiamo chiarito la distinzione da farsi nella nostra iniziativa, nella nostra piena ed autorevole legittimità, esperienza e specializzazione in processi come questi – rappresentando in decine e decine di processi sia le vittime e le parti privati che ANMIL come associazione rappresentativa degli interessi di categoria, ed alla udienza 12.09.2018 siamo stati definitivamente AMMESSI COME PARTE CIVILE nel processo, certificando ancora una volta la bontà delle nostre azioni nel promuovere la sicurezza sui luoghi di lavoro e contribuire alla ricerca di giustizia per le vittime, anche quelle che non si possono permettere di fare un processo come questo, con buona pace di chi non ci voleva in aula come parti civili.

A seguito della udienza del 12 settembre 2018, abbiamo richiesto la citazione della società ferrotranviaria SpA come responsabile civile, affinché risponda dei danni causati dal suo direttivo. E dovranno fare i conti con la nostra richiesta di DANNI PUNITIVI.

Rinvio della prossima udienza per il giorno 11 ottobre 2018 ore 09.30 presso l’aula Bunker all’interno del Carcere Circondariale di Trani Via Andria , 300, con calendario di ottobre successivo all’udienza del giorno 11 : 15-18-22-25 ottobre.

multimedia_audio ascolta audio repliche udienza 07.09.2018 Avv. Gabrielli

pdfordinanza GUP Schiralli-12.09.2018 ammissione parti civili

Disastro ferroviario Andria-Corato – lunedì 16 luglio 2018 il processo penale

TRENO-BARI9Precisamente due anni fa, il 12 luglio 2016, il disastro ferroviario che ha causato 23 morti e 50 feriti.Verso le ore 10,45 il treno di linea ET1021, modello Stadler FLIRT ETR 340 a 4 carrozze di proprietà della compagnia ferroviaria privata Ferrotramviaria, si avviava lentamente dalla vecchia stazione di Corato in direzione nord sul tratto ferroviario Bari-Barletta, accelerando fino a raggiungere la velocità tra 94 e 101 km/h, prossima a quella massima consentita su quel tratto di percorso di circa 37 km a binario unico, in cui vige il regime di circolazione mediante blocco telefonico, ossia una circolazione alternata tra treni che viaggiano sulle stesse rotaie ma in direzione opposta, regolata dai capostazione delle due stazioni di Andria e Corato, che ad ogni partenza autorizzano il passaggio del treno in attesa nella sua stazione, quando il capostazione della successiva stazione di arrivo gli conferma che il tratto di binario è libero. Un livello tecnologico di sicurezza a dir poco da medioevo e rischioso rispetto alla possibilità – oggi – di installare dei sistemi di automazione a basso costo, sia sulle linee che sui vettori passeggeri, difatti abbandonato da molti anni su tutte le tratte ferroviarie gestite da RFI, eppure ancora in uso e regolarmente autorizzato dall’Ustif (ente di controllo regionale del Ministero dei Trasporti) per le concessionarie private che operavano sulle tratte locali, come appunto la compagnia pugliese Ferrotramviaria.Un passaggio di un treno ogni 40 minuti circa, per 60 convogli al giorno, 30 per ogni direzione, che tramite dispaccio telefonico si alternano man mano in direzione opposta usando le stesse rotaie.Quello che il macchinista della linea ET1021 – partito il 12 luglio di due anni fa da Corato – non poteva sapere, è che il suo treno non sarebbe mai arrivato a destinazione, poiché alle 11.05 andava a investire in piena velocità l’altro treno – modello Alstom Coradia ELT 200 a 4 elementi svolgente il servizio ET1016 – che qualche minuto prima era stato per errore lasciato partire dal capostazione della stazione di Andria.punto impatto scontro treni andria - corato.pngL’impatto violentissimo è avvenuto in una dorsale curva del percorso ferroviario, contornata da ulivi, e nessuno dei due macchinisti poteva scorgere l’arrivo dell’altro convoglio e tentare una frenata di emergenza: le prime tre carrozze del primo treno e la prima carrozza del treno proveniente da Andria si sono disintegrate nello scontro, mentre tra le lamiere contorte la seconda dell’ET1016 è deragliata mettendosi di traverso alla sua direzione, riportando ingenti danni. Tra le 84 persone a bordo dei due treni nessuno resta illeso, perdono istantaneamente la vita i macchinisti di entrambi i convogli, altri due addetti ferroviari e 19 passeggeri, mentre altre 50 persone rimangono gravemente ferite.Una strage tanto drammatica quanto evitabile, in quanto il decreto legislativo n. 162/2007, recependo la normativa europea, aveva previsto l’obbligo di adeguare i sistemi di blocco automatico dei treni e dotarsi dei certificati di sicurezza entro il 2011, su tutta la rete ferroviaria nazionale, affidando il rigido controllo all’Ansf (Agenzia nazionale per la Sicurezza ferroviaria). E mentre sulla intera rete Rfi sui quali viaggiano i convogli di Trenitalia sono stati adottati da tempo i blocchi tecnologici che impediscono scontri arrestando automaticamente la marcia del treno, le reti locali ed i concessionari, con una sorta di deroga temporanea giustificata da problemi di adeguamento e relativi costi per gli investimenti sulla sicurezza, sono rimaste sotto la giurisdizione del più indulgente ente regionale Ustif ed, in attesa della conferenza Stato-Regioni, i treni locali hanno continuato ad operare fuori normativa e standard nazionali ed internazionali.Tutto questo fino al disastro Andria-Corato. Dopo pochi mesi dalla strage, infatti, anche le reti locali sono finalmente passate sotto il più rigoroso controllo dell’Ansf, che ha immediatamente imposto un limite di velocità di 50 Km/h a tutti i treni che viaggiano ancora al di fuori delle regole previste dalla Direttiva 2004/49/CE, come nelle tratte a binario unico con blocco telefonico, appunto. Questo comporta ovviamente notevoli aumenti nei tempi di percorrenza e minore redditività per i concessionari, costituendo in questo senso anche uno stimolo per gli investimenti necessari all’adozione delle misure tecniche e di sicurezza necessarie a mettersi in regola.Parlare di errore umano anche in questo ennesimo disastro nel mondo dei grandi trasporti, quindi, sarebbe davvero riduttivo ed un’inaccettabile e fin troppo facile via di fuga per i veri responsabili aziendali del mancato investimento per la sicurezza, che è alla vera origine dell’incidente.Il sistema del blocco telefonico, difatti, non solo è decisamente il più obsoleto tra i vari sistemi che regolano la circolazione dei treni, ma è certamente il più pericoloso proprio perché si basa solo sul fattore umano e la tempestività ed attenzione dei capistazione che, in un ambito territoriale che ha visto crescere la richiesta con decine di convogli ferroviari ogni giorno e dall’altra parte numerosi tagli di personale che hanno moltiplicato le mansioni da svolgere, si comprende come il margine di errore sia notevolmente cresciuto.Tanto è vero che il pool dei Pubblici Ministeri della Procura di Trani, incaricati delle indagini preliminari, oltre ai capistazione di Andria e Corato, ha chiesto il rinvio a giudizio di ben i 19 soggetti, tra i quali tutto il vertice aziendale della Ferrotramviaria, alcuni dirigenti del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell’ente ministeriale che vigilava sulla sicurezza delle reti ferroviarie locali, confermando a vario titolo le ipotesi di reato di disastro ferroviarioomicidio colposo e lesioni gravi colpose, oltre che della stessa Ferrotramviaria S.p.A. per rispondere dell’illecito amministrativo ex D.Lgsl. 231/2001 per i reati commessi dai propri dipendenti, attraverso i quali la società ha conseguito un vantaggio economico con risparmio di 664mila euro sui lavori per l’installazione del blocco conta-assi, che avrebbe facilmente potuto evitare la tragedia, nonostante una divisione da parte dei soci dell’utile netto di 4,74 milioni indicato nel bilancio 2015, “pur essendo a conoscenza del grave quadro di criticità organizzativa e gestionale in cui versava l’azienda”, con particolare riferimento “alla sicurezza dell’esercizio ferroviario in regime di blocco telefonico“. Continua a leggere “Disastro ferroviario Andria-Corato – lunedì 16 luglio 2018 il processo penale”

Disastro treni Andria-Corato – Udienza Preliminare il 16 luglio 2018

corato53L’udienza preliminare nel procedimento penale sul disastro ferroviario avvenuto il 12.07.2016 sulla linea monorotaia Andria-Corato che ha causato la morte di 23 persone e il ferimento di altre 51, è stata fissata il 16 luglio 2018; il pool dei Pubblici Ministeri con i dott. Alessandro Donato Pesce e Marcello Catalano, incaricati ad aprile ha chiuso le indagini preliminari ed ha finalmente richiesto il rinvio a giudizio di tutti gli indagati, tra i quali figurano il vertice aziendale della Ferrotramviaria, alcuni dirigenti del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell’ente ministeriale che vigilava sulla sicurezza delle reti ferroviarie locali, confermando le ipotesi di reato a vario titolo di disastro ferroviarioomicidio colposo e lesioni gravi colpose per i 19 imputati: Vito Piccarreta e Alessio Porcelli (i capistazione di Andria e Corato); Nicola Lorizzo (capotreno); Francesco Pistolato (dirigente coordinatore centrale); Enrico Maria Pasquini e la sorella Gloria (i dirigenti dell’epoca); Massimo Nitti (direttore generale); Michele Ronchi (direttore di esercizio); Giulio Roselli, dirigente divisione infrastruttura di Ferrotramviaria; Vito Mastrodonato, dirigente responsabile della divisione passeggeri di Ferrotramviaria; Francesco Giuseppe Michele Schiraldi, capo unità organizzativa tecnica responsabile del coordinamento delle attività delle unità tecniche di divisione e del supporto infrastruttura; Tommaso Zonno, coordinatore responsabile dell’unità tecnica trazione e scorta ferroviaria; Giandonato Cassano, coordinatore di ufficio responsabile dell’unità tecnica formazione e regolamenti unità sociale; Antonio Galesi, capo unità tecnica e responsabile unità tecnica movimento stazioni; Virginio Di Giambattista, direttore generale della direzione generale per i sistemi di trasporto e impianti fissi e il trasporto pubblico locale; Elena Molinaro, direttore della divisione 5 della direzione generale-Tpl; Alessandro De Paola ePietro Marturano, direttori dell’Ustif di Puglia, Basilicata e Calabria (il primo dal gennaio al giugno 2011 e dal giugno 2013 al dicembre 2014, il secondo dal 19 febbraio 2015); Ferrotramviaria spa per l’illecito amministrativo dipendente dai reati commessi dai Pasquini e dai dirigenti, che avrebbe conseguito un vantaggio con risparmio di 664mila euro sui lavori per l’installazione del blocco conta assi con cui si sarebbe potuta evitare la tragedia e una divisione dell’utile netto di 4,741 milioni indicato nel bilancio 2015.

Noi ovviamente ci saremo per costituirci parte civile con ANMIL, e portare avanti una nuova ed importante battaglia sulla sicurezza nel mondo dei grandi trasporti.

INCIDENTE FERROVIARIO TRENORD SULLA LINEA CREMONA-MILANO

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Oggi 25.01.2018 ennesimo disastro ferroviario che colpisce il nostro paese. Le prime notizie riferiscono del deragliamento del treno delle ferrovie Trenord, tra ipotesi: binario rotto o cedimento infrastrutturale del massetto sotto la rotaia?

Il regionale n. 10452 partiva da Cremona direzione Milano Porta Garibaldi e trasportava centinaia di persone per la maggior parte pendolari. Il convoglio era composto da un locomotore che spingeva quattro vetture e proprio nella terza vettura che è avuto il maggior numero di feriti. Nello schianto del treno accartocciatosi su un palo hanno perso la vita almeno 3 persone e il numero dei feriti è aumentato a dismisura, in tantissimi in codice rosso ricoverati nelle strutture ospedaliere limitrofe, ancora una volta sono i viaggiatori a farne le spese. Ma a quale prezzo?

Le prime testimonianze sono agghiaccianti: “il treno stava andando a piena velocità, abbiamo sentito un po’ ballare il vagone. Poi il rumore della frenata, le scintille e la puzza di fumo”. “Uno spavento tremendo, da far fermare il cuore”. “Poco prima di Pioltello il treno ha iniziato a tremare e abbiamo capito che stava succedendo qualcosa” “Il treno era pieno perché a Treviglio sono salite molte persone. Il convoglio ha tremato per 3-4 minuti poi abbiamo sentito una botta e una vettura si è staccata”. Continua a leggere “INCIDENTE FERROVIARIO TRENORD SULLA LINEA CREMONA-MILANO”

Concluse le indagini preliminari per la strage del treno Andria – Corato

cropped-treno-4-3.jpgLa Procura di Trani ha depositato la scorsa settimana ed inviato agli indagati l’avviso ex art. 415 bis cpp di conclusione delle indagini preliminari svolte in relazione allo scontro fra treni avvenuto il 12 luglio 2016 nella tratta Andria – Corato che causò la morte di 23 persone tra viaggiatori e dipendenti della Ferrotramviaria SpA società che gestisce il tratto ferroviario Bari – Barletta.

Ben 18 gli indagati persone fisiche – oltre alla Ferrotranviaria stessa quale responsabile amministrativa dei fatti imputati ai propri dirigenti e dipendenti, per non avere predisposto policy aziendale efficace a prevenire il disastro verificatosi – tra i quali spiccano, oltre ai capistazione di Andria e di Corato, ed al capotreno del rotabile proveniente da Andria, il dirigente coordinatore centrale della società.

Non solo: la Procura di Trani estende le proprie imputazioni ai vertici societari, sottolineando come la strategia aziendale di amministratori e dirigenti fosse “finalizzata ad accrescere la produttività della infrastruttura ferroviaria gestita da Ferrotramviaria e quindi “agli utili ricavabili”.

Infatti i soci – appena due mesi prima dello scontro Andria-Corato si incassavano senza scrupoli 2,5 milioni di euroa titolo di dividendo” grazie a 4,74 milioni di utile del bilancio 2015, “pur essendo a conoscenza del grave quadro di criticità organizzativa e gestionale in cui versava” l’azienda, con particolare riferimento “alla sicurezza dell’esercizio ferroviario in regime di blocco telefonico“.

In altre parole viene contestato ai responsabili aziendali di aver perseguito quel fine di produzione degli utili in maniera distorta, e di fatto sulla “pelle” dei propri utenti, indirizzando “progressivamente” i finanziamenti – stanziati (ed effettivamente percepiti) dalla Regione Puglia e destinati “alla implementazione tecnologica” della tratta – verso “interventi volti ad incrementare la capacità dell’infrastruttura e la qualità del servizio” ma non la sicurezza della circolazione”.

Così non veniva realizzato l’adeguamento tecnologico della tratta (che avrebbe potuto consistere nell’installazione di un blocco conta assi ovvero nel sistema di controllo della marcia dei treni) per migliorare i livelli di sicurezza della circolazione ferroviaria, e da queste omissioni in tema di ammodernamento dei sistemi di sicurezza – nonostante la percezione di fondi regionali destinati essenzialmente a questi scopi – derivava direttamente la collisione frontale dei due treni e la morte di 23 persone e ferimento di molti altri passeggeri.

L’incidente del 12 luglio 2016 è come noto avvenuto al km 51 nella parte della ferrovia Bari-Barletta in cui è in vigore il regime di circolazione c.d. del blocco telefonico, con cui il capostazione, prima di autorizzare la partenza del treno in attesa nella sua stazione chiede telefonicamente il “via libera” al capostazione della successiva stazione di arrivo. Un livello tecnologico di sicurezza da medioevo, rispetto alla possibilità – oggi – di installare dei sistemi di automazione a basso costo, sia sulle linee che sui vettori passeggeri.

Il sistema del blocco telefonico non solo è decisamente il più obsoleto ma è tra i vari sistemi di comunicazione che regolano la circolazione dei treni quello più pericoloso perché si basa solo sul fattore umano e la tempestività ed attenzione dei capistazione che, in un ambito territoriale in cui passano ogni giorno decine di convogli ferroviari e i tagli di personale hanno moltiplicato le mansioni da svolgere, si comprende come possano risultare soggette ad errori.

Fa dunque particolarmente accrescere la rabbia e senso di ingiustizia, sapere che la Regione Puglia avesse stanziato finanziamenti per realizzare l’ammodernamento della tratta per contribuire alla sicurezza della stessa e che i vertici societari invece avessero convogliato quei fondi alla produttività della infrastruttura e quindi agli utili che poi hanno incassato i soci.

Dobbiamo dunque nuovamente assistere alla già troppe volte vista tragica storia italiana in cui le aziende impegnate nel settore dei grandi trasporti lavorano e costringono i propri dipendenti a lavorare al di sotto del limite della sicurezza, minimizzando i costi di ammodernamento per massimizzare i profitti economici, a scapito dell’incolumità dei propri utenti – in questo caso i passeggeri della Ferrotramviaria Pugliese – come già vissuto dal nostro Pool legale, quando ha assistito numerosissime parti lese a cominciare dal naufragio della Costa Concordia il 13 gennaio 2012 (32 morti), per proseguire con il crollo della Torre Piloti del Porto di Genova il 7 maggio 2013 (9 morti) e col naufragio del traghetto Norman Atlantic sulla tratta Patrasso/Ancona il 28 dicembre 2014 (16 morti).

Tutte queste tragedie sono accomunate a quella del treno Andria – Corato, dal mancato rispetto delle regole di sicurezza sul lavoro e delle regole di prevenzione degli infortuni, non solo e non tanto per incuria umana ma allo scopo di perseguire gli interessi economici di risparmio sulle spese necessarie agli ammodernamenti per la sicurezza e la prevenzione, con la conseguenza che i rischi di incidenti vengono accettati come una qualunque politica aziendale.

Nella tragedia Andria-Corato 23 sono i deceduti, e milioni sono i passeggeri che ogni giorno ancora oggi – viaggiando su queste tratte – sono messi a rischio della propria vita.

Fino a quando si dovrà accettare uno stato di cose del genere?! Nel nostro approccio a questi problemi il nostro Pool – in ambito di tutti i processi penali cui prende parte, insiste a chiedere il riconoscimento dei c.d. danni punitivi e cioè a che le aziende responsabili di tali dissennate politiche sulla pelle delle persone vengano condannate non solo ai risarcimenti dei danni causati alle persone e alle cose, ma anche siano punite economicamente col riconoscimento di un moltiplicatore delle somme dovute semplicemente per il danno causato alle vittime; un maxirisarcimento con funzione deterrente ed esemplare, al fine di prevenire futuri comportamenti illeciti fondati sulal politica del risparmio aziendale sulla pelle dei passeggeri.

Trasporti e mobilità sono settori in cui le concessioni ai privati devono necessariamente rispettare uno standard elevato di controllo e di sicurezza, vigilato e severamente sanzionato dallo Stato, penalmente ed economicamente in caso di violazioni. Solo attraverso una severissima sanzione economica si può scongiurtare il pericolo che le aziende possano farsi il calcolo dei risarcimenti e valutare il rischio di pagare una vittima piuttosto che investire in sicurezza; solo attraverso i danni punitivi si può evitare che gli smisurati appetiti dei privati non finiscano per privilegiare gli utili alla vita delle persone. 

danni-punitivi-welcome-in-italyAbbiamo avuto la enorme soddisfazione di vedere che le Sezioni Unite della Cassazione con la sentenza 16601/2017 hanno ammesso apertamente ed esplicitamente la possibilità di concedere i danni punitivi anche nel nostro ordinamento giuridico, come da sempre propugniamo e come abbiamo commentato anche in cruciali consessi scientifici, attendiamo ora che i nostri Tribunali applichino finalmente e concretamente l’istituto giuridico di derivazione statunitense, e puniscano duramente chi insiste a non rispettare il diritto alla sicurezza ed all‘incolumità dei cittadini.

Iniziamo quindi finalmente ad entrare nella FASE VIVA DEL PROCEDIMENTO PENALE, avvicinandoci a passi da gigante alla richiesta di rinvio a giudizio di tutti gli indagati, e il Ns. pool è già al lavoro per intervenire nel processo penale come parte civile a tutela di ANMIL e dei molti passeggeri rimasti lesi e danneggiati dall’incidente, ed ottenere l’accertamento di TUTTE le responsabilità alla base di questa evitabile ed ennesima tragedia nel mondo dei grandi trasporti, e la giusta condanna penale degli stessi e il pesante risarcimento ultracompensativo della responsabile civile, la azienda Ferrotramviaria, in solido con tutti i soggetti ad essa riferiti.

Strage di Viareggio – condannato ex Ad Moretti

Pronunciata oggi la condanna in primo grado per il vertice di Trenitalia all’epoca del disastro ferroviario passato alla storia come la strage di Viareggio. Un buon risultato, se non fosse per la prescrizione che tra pochi mesi cancellerà tutte le condanne penali per lesioni colpose: questi i motivi per cui riteniamo i danni punitivi necessari sopratutto nel mondo dei grandi trasporti. Le condanne civili ai risarcimenti non si prescrivono mai, se c’è una parte civile che prosegue nelle azioni, costringendo le aziende ad investire sulla sicurezza, semplicemente perché pagare danni multimilionari alle vittime non conviene economicamente!

Il nostro commento sul Fatto quotidiano

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/31/viareggio-e-le-altre-stragi-condanne-non-cambiano-il-sistema-ce-protezione-a-livello-politico-servono-i-danni-punitivi/3352861/