INCENDIO SUL TRENO ITALO 9984 NAPOLI-VENEZIA – risarcimento danni

 

risarcimento-Italo

Il giorno 07.06.2017 verso le ore 10:00 il treno Italo 9984 partito da Napoli alle ore 8:50 e diretto a Venezia si è arrestato improvvisamente rimanendo bloccato per oltre 7 ore nei pressi di Anagni per un principio di incendio che ha causato un’avaria al motore del treno – ostruendo la linea dell’alta velocità.

A bordo in molti tra i 400 passeggeri sono stati coinvolti anche dai fumi tossici e dai disagi dovuti al caldo soffocante e sono stati soccorsi dall’unità di crisi e da un’eliambulanza con il personale del 118 che ha trasportato a Roma al Bambino Gesù un bambino di tre anni, mentre un neonato, per precauzione, è stato trasferito all’ospedale di Anagni.

La motrice che era arrivata ad Anagni per trainare ”Italo” non è stata in grado di farlo per diverse ore, costringendo i passeggeri a stazionare a lungo fuori dal treno in aperta campagna in atetsa di poter riprendere la via verso la loro destinazione.

Si apre ora la pagina dei risarcimenti dei danni da richiedersi per ottenere da parte di Italo il dovuto ristoro per il gravissimo disservizio subito

COSA VA FATTO: sul fronte civilistico occorre attivare subito le procedure di richiesta del risarcimento danni per tutti i passeggeri del treno 9984  inviando una lettera di richiesta di risarcimento del danno a Italo per ciascuno dei soggetti a bordo, mentre per il possibile profilo penale di quanto avvenuto suggeriamo di presentare immediatamente una denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Frosinone, con richiesta di sequestro dei beni per Italo e le misure interdittive ex D.Lgsl. 231/2001, a garanzia del risarcimento danno ed i futuri indennizzi in favore dei danneggiati dall’evento, nel caso in cui le compagnie assicurative, per qualsiasi motivo, si rifiutino di pagare.

Incendio ITALOAvendo esperienza specifica nel settore dei disastri & mass tort, siamo in grado di individuare le violazioni alle norme di sicurezza e la mancata applicazione delle procedure di emergenza, che anche in questo caso probabilmente risultano sussistere e comportano gravi responsabilità per la compagnia ferroviaria.

Nel caso emergano a seguito delle indagini da parte delle autorità dei trasporti e della magistratura, anche conferme su malfunzionamenti o presumibili violazioni delle normative di sicurezza, questo innalzerebbe la responsabilità della compagnia ferroviaria, ed il livello dei risarcimenti attraverso la pretesa di un “danno punitivo” sul modello americano, che oltre alla componente tipica del risarcimento del danno “compensativo”, assume una funzione di prevenzione su violazioni future per tutti soggetti analoghi.

COSA OCCORRE: poiché non esiste una lista passeggeri di partenza, è opportuno dimostrare che eravate presenti a bordo del treno 9984 e quindi essere nell’elenco redatto dai soccorritori oppure, almeno, il biglietto; conservate poi con cura l’elenco delle cose che sono eventualmente andate perdute nell’incidente, le spese extra che abbiate sostenuto e tutte le ricevute di spesa e i certificati medici, annotate gli spostamenti e le spese intervenute per il rientro a casa o per il prolungamento del viaggio e per recarvi a fare eventuali visite mediche; nel caso abbiate sofferto anche di un forte spavento procuratevi appena possibile una certificazione di un medico psicologo-psichiatra relativa allo stato di ansia e stress che abbiate eventualmente subito, preferibilmente di una struttura pubblica. Il termine per proporre la querela penale è di 90 giorni ma è opportuno inviare subito la lettera di richiesta danni e proporre appena possibile le denunce penali per consentirci di includervi nel procedimento e usufruire degli eventuali sequestri.

PIC-avvocati giustizia per i cittadiniCHI SIAMO: siamo un gruppo di avvocati, esperti in Ship & mass disaster: come pool “Giustizia per la Concordia” siamo stati leader tra le parti civili nel processo per il naufragio della Costa Concordia, che ancora ci vede impegnati in difesa di un gruppo di circa cento passeggeri nelle fasi successive al processo penale contro Francesco Schettino, che si è recentemente concluso con l’ottenimento da parte nostra dell’aumento del 50% dei danni concessi dal Tribunale di Grosseto e siamo costituiti come parti civili, come pool “”Giustizia per Norman Atlantic” rappresentando circa cinquanta passeggeri e familiari di tre dispersi nella tragedia dell’incendio a bordo del traghetto Norman Atlantic della compagnia Anek Lines avvenuto il 28.12.2014, siamo attivi in rappresentanza della famiglia di una delle vittime anche nel processo del Jolly Nero in corso a Genova con “Giustizia per Jolly Nero” che con il crollo della Torre Piloti ha causato la morte di nove marittimi, e siamo protagonisti di primo piano nelle fasi di indagini e processuali nei maggiori processi penali italiani che coinvolgano interessi diffusi per vittime di danni alla persona (giustizia per vittime amianto) o per danno finanziario di massa (giustizia per vittime crack fondiaria-sai), come in molte altre vicende di mass disaster e danni seriali tra cui quella in ambito ferroviario dell’incidente del treno Andria-Corato  (giustizia per treno andria corato)

 

 

Strage di Viareggio – condannato ex Ad Moretti

Pronunciata oggi la condanna in primo grado per il vertice di Trenitalia all’epoca del disastro ferroviario passato alla storia come la strage di Viareggio. Un buon risultato, se non fosse per la prescrizione che tra pochi mesi cancellerà tutte le condanne penali per lesioni colpose: questi i motivi per cui riteniamo i danni punitivi necessari sopratutto nel mondo dei grandi trasporti. Le condanne civili ai risarcimenti non si prescrivono mai, se c’è una parte civile che prosegue nelle azioni, costringendo le aziende ad investire sulla sicurezza, semplicemente perché pagare danni multimilionari alle vittime non conviene economicamente!

Il nostro commento sul Fatto quotidiano

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/31/viareggio-e-le-altre-stragi-condanne-non-cambiano-il-sistema-ce-protezione-a-livello-politico-servono-i-danni-punitivi/3352861/

ANMIL interviene nel disastro Treni Andria-Corato

Treno-4-3Nell’ambito del procedimento penale che si occupa di stabilire le cause del disastro dei treni della rete ferroviaria regionale pugliese – che il 12 luglio del 2016 si scontravano frontalmente nella parte a binario unico della tratta tra Andria e Corato – e di individuarne i responsabili, il nostro Team legale ha ricevuto mandato anche da ANMIL Onlus – la più antica associazione riconosciuta nel nostro Paese e che conta più di 400.000 iscritti, associazione che si occupa delle vittime, mutilati ed invalidi, degli infortuni sul lavoro – affinchè si intervenga nel procedimento penale, si esplori la possibilità che tra le cause dell’incidente sussista, oltre all’errore umano, anche la violazione di cautele antinfortunistiche e di sicurezza, argomento che appunto sta a cuore ad ANMIL atteso che della prevenzione degli infortuni l’associazione ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia per rafforzare i propri fini statutari.

Gli ultimi sviluppi della vicenda sul disastro, avvenuto al km 51 nella parte della ferrovia Bari-Barletta in cui tutt’ora è in vigore il regime di circolazione c.d. del blocco telefonico, con cui il capostazione, prima di autorizzare la partenza del treno in attesa nella sua stazione chiede telefonicamente il “via libera” al capostazione della successiva stazione di arrivo, riportano che – come ci aspettavamo – la Procura di Trani ha individuato per le violazioni alle cautele antinfortunistiche altri 7 indagati da sottoporre al procedimento penale per lo scontro tra i treni.

Come anticipavamo già nei giorni immediatamente successivi al grave incidente che causò la morte di ben 23 persone ed il ferimento di più di 50 tra i passeggeri dei due treni, il sistema del blocco telefonico non solo è decisamente il più obsoleto ma è tra i vari sistemi di comunicazione che regolano la circolazione dei treni quello più pericoloso perchè si basa proprio sulla tempestività ed attenzione dei capistazione che, in un ambito territoriale in cui passano ogni giorno 62 convogli ferroviari, ben si comprende come possano risultare soggette ad errori che, nel caso dello scontro di luglio, causarono il disastro.

Inutile dire nuovamente che la scusa dell’errore umano, alla luce sopratutto delle nuove iscrizioni nel registro degli indagati, non regge e non potrà distogliere l’attenzione dal fatto che queste violazioni sono sempre conseguenza di una vera e propria politica aziendale tese a risparmiare sulla sicurezza dei lavoratori – ed in questo caso anche dei passeggeri – così che il risparmio economico che ne consegue ha quale prezzo il pericolo dell’incolumità personale per gli utenti come questo caso ha tragicamente dimostrato.

Di questi argomenti parleremo quando sarà il momento del processo perchè chiederemo con la formula dei punitive damages di derivazione anglosassone risarcimenti milionari nei confronti della società esercente la linea Bari-Barletta (la Ferrotramviaria pugliese) che chiameremo quale responsabile civile.

Il consiglio che possiamo dare alle parti lese di questa tragedia è dunque quello di attendere gli sviluppi delle indagini e per il momento non transigere con la Ferrotramviaria perchè è corretto che i risarcimenti che essa debba corrispondere alle vittime siano adeguati non solo alla entità dei danni suiti (risarcimento compensativo) ma anche alla gravità delle violazioni commesse ed alla mancata adozione  di quelle norme prevenzionali delittuosamente omesso da parte dei suoi dirigenti.

Errore umano, una scusa troppo facile. DANNI PUNITIVI nei grandi trasporti

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Esiste un denominatore comune in tutti i disastri legati alla industria dei grandi trasporti: l’alibi dell’errore umano. Che si tratti di sciagure ferroviarie, aerei, navali o stradali in genere, la responsabilità principale e la attenzione mediatica viene sempre e subito veicolata sull’errore umano, sul nome del capostazione o dello Schettino di turno, piuttosto che sulla responsabilità di chi, risparmiando sui costi per l’ammodernamento e massimizzando il profitto, guadagna di più, a rischio la vita della gente.

Anche nello scontro fra treni sulla linea pugliese Andria-Corato si è da subito puntato il dito sull’errore di chi avrebbe sbagliato a dare il verde per la partenza di uno dei due convogli, che viaggiavano in direzione opposta su una tratta a rotaia unica.

Ma l’errore umano è notoriamente inevitabile, e non è – al giorno d’oggi – accettabile che le compagnie di trasporti, cui viene affidata quotidianamente la vita di centinaia, ed a volte migliaia, di persone e famiglie, non siano obbligate ad investire in quelle tecnologie e sistemi di controllo minimi, che servono appunto per scongiurare tragedie immani ma evitabili, come quella avvenuta in Puglia.

È inammissibile che disponiamo di una tecnologia a basso costo che permette di controllare praticamente tutto a distanza dal nostro smartphone, eppure due treni, che viaggiano uno contro l’altro SU UNA STESSA ROTAIA PER CHILOMETRI, non siano dotati di un sistema di controllo della percorrenza che in automatico ed in tempo reale non segnali la anomalia ed il rischio collisione, attivando un segnale immediato di emergenza.

Anche perché questa tecnologia esiste, e si chiama SCMT, acronimo di Sistema Controllo Marcia Treno, che interviene in caso di anomalie, condizioni di marcia non sicure, incongruenze sui segnali ferroviari ed eventuali malori od errori del conducente. Un sistema che fin dal 2003 è in uso su tutta la rete RFI di Trenitalia, ma non anche, invece, su tutte le tratte di quasi 3mila km gestite da privati in concessione, come nel caso della linea tra Andria e Corato, sulla quale opera la società Ferrotranviaria: pare costi 17mila euro,  meno di mille euro per ogni morto a bordo di quei due treni.

Su queste linee è consentito legalmente operare ancora tramite blocco telefonico tra una stazione e l’altra. Roba da terzo mondo. Un capostazione manda un dispaccio telefonico alla stazione successiva per dare il via al responsabile della stazione successiva. Capistazione ai quali, tagliando il personale, sono state assegnate decine di altre funzioni che prima non erano chiamati a svolgere, abbassando il livello di guardia.

incidente-treni-andria-corato-vito-piccarretaUn appalto da oltre 33 miliardi con fondi europei avrebbe dovuto ammodernare con il raddoppio della linea e le infrastrutture, eppure dal 2007 siamo ancora ancora lontani dalla esecuzione delle opere e allora si viaggia ancora così, praticamente a vista. Perché la legge del profitto e delle lobby in questo settore, quello dei trasporti, prevale sulla normativa di sicurezza, sugli orari di lavoro e formazione del personale e sugli obblighi di manutenzione, grazie ad un sistema di poteri e denaro. Anche il sistema delle certificazioni e delle ispezioni sui concessionari, infatti, lascia seri dubbi sulla affidabilità di questo meccanismo di controllo basato sul fattore umano.

Una storia che si inquadra ancora una volta nella politica del risparmio e della massimizzazione dei profitti che caratterizza tutti i disastri nei grandi trasporti in cui, attraverso i processi penali e le indagini della magistratura, abbiamo constatato che le compagnie sono sicuramente le prime responsabili, per aver preparato il terreno alla tragedia.

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Scontro treni in Puglia, ANCORA UNA VOLTA SOLO ERRORE UMANO?

scontro-treni-andria-corato-1Tra gli addetti ai lavori sta già facendosi strada un dubbio riguardo alle prime ipotesi delle cause dell’incidente tra Andria e Corato: si è trattato solamente di un errore umano? Nel nostro Paese esiste una sorta di tragico file rouge che pare unire tutte le più gravi tragedie avvenute negli ultimi anni nel mondo dei trasporti: che siano essi aerei, marittimi, stradali o ferroviari, se si verifica una strage si parla sempre e solo di un errore umano da attribuire allo sciagurato pilota di turno, comandante, autista o macchinista che era al comando o alla guida del mezzo implicato.

Guardiamo i casi più eclatanti che conosciamo bene: il naufragio della Concordia è stato attribuito alla sostanzialmente esclusiva responsabilità di Schettino nonostante le riscontrate violazioni dei sistemi di sicurezza e di emergenza a bordo che invece contribuirono alla tragedia.

Per l’incendio a bordo della Norman Atlantic le responsabilità penali sono per il momento attribuite principalmente al comandante Giacomazzi e gli addetti al carico degli automezzi, nonostante sia già noto che il sistema antincendio di bordo non fosse funzionale.

Nel disastro del Jolly Nero e crollo della Torre Piloti di Genova il processo venne avviato solo a carico del comandante e del pilota del Jolly Nero, come  principali responsabili dell’errata manovra quando sappiamo che la nave non poteva fare manovra per avarie ed il mancato avvio del motore di bordo, circostanza del tutto attribuibile alla società armatrice.

Potremmo andare avanti ricordando l’incendio del Moby Prince, il disastro ferroviario di Viareggio, la strage autostradale su autobus avvenuta in Spagna – legata ai turni insostenibili imposti dalla azienda all’autista, e quello per l’uscita di strada da un viadotto in Irpinia, ma il dato che accomuna tutti questi disastri è evidente: i colpevoli sono solo e sempre gli ultimi anelli di una catena fatta di risparmi sulla pelle delle persone, da ipocrisie e interessati silenzi, da connivenze, da mancati controlli e colpevoli incapacità tecniche ai cui vertici siedono i consigli di amministrazione di società che si arricchiscono alle spalle della sicurezza delle persone.

Possiamo al momento solo augurarci che il disastro ferroviario pugliese possa fare luce  su una ennesima zona scura nel sistema dei trasporti, sulle responsabilità di tutti e certamente faremo la nostra parte per fare emergere la verità e far si che almeno questa possa essere consegnata alle vittime.

Incidente treni Andria-Corato: COSA FARE PER IL RISARCIMENTO

CHI SIAMO: siamo un gruppo di avvocati, esperti in Ship & mass disaster: come pool “Giustizia per la Concordia” siamo stati leader tra le parti civili nel processo per il naufragio della Costa Concordia, che ancora ci vede impegnati in difesa di un gruppo di circa cento passeggeri nelle udienze del processo penale contro Francesco Schettino, di cui si è recentemente conclusa la fase di appello con l’ottenimento da parte nostra dell’aumento del 50% dei danni concessi in primo grado e siamo costituiti come parti civili, come pool “”Giustizia per Norman Atlantic” rappresentando circa cinquanta passeggeri e familiari di tre dispersi nella tragedia dell’incendio a bordo del traghetto Norman Atlantic della compagnia Anek Lines avvenuto il 28.12.2014, siamo attivi in rappresentanza della famiglia di una delle vittime anche nel processo del Jolly Nero in corso a Genova con “Giustizia per Jolly Nero” che con il crollo della Torre Piloti ha causato la morte di nove marittimi, e siamo protagonisti di primo piano nelle fasi di indagini e processuali nei maggiori processi penali italiani che coinvolgano interessi diffusi per vittime di danni alla persona (giustizia per vittime amianto) o per danno finanziario di massa (giustizia per vittime crack fondiaria-sai), come in molte altre iniziative processuali a tutela delle vittime di mass disaster e danni seriali.

PIC-avvocati giustizia per i cittadini

COSA VA FATTO: sul fronte civilistico occorre attivare subito le procedure di richiesta del risarcimento danni per tutti i passeggeri dei due treni scontratisi, come avvenuto per alcuni passeggeri che già assistiamo – inviando una lettera di richiesta di risarcimento del danno alla Ferrovie Nord Baresi per ciascuno dei soggetti a bordo, mentre per il profilo penale suggeriamo di presentare immediatamente una denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Trani, con richiesta di sequestro dei beni per Ferrovie Nord Baresi e le misure interdittive ex D.Lgsl. 231/2001, a garanzia del risarcimento danno ed i futuri indennizzi in favore delle vittime dell’incidente, nel caso in cui le compagnie assicurative, per qualsiasi motivo, si rifiutino di pagare.

Avendo esperienza specifica nel settore dei disastri & mass tort, siamo in grado di individuare le violazioni alle norme di sicurezza e la mancata applicazione delle procedure di emergenza, che anche in questo caso risultano sussistere certamente e comportano gravi responsabilità per le compagnie di gestione ferroviaria.

Nel caso emergano a seguito delle indagini da parte delle autorità dei trasporti e della magistratura, anche conferme su malfunzionamenti o presumibili violazioni delle normative di sicurezza, questo innalzerebbe la responsabilità della compagnia di gestione ferroviaria, ed il livello dei risarcimenti attraverso la pretesa di un “danno punitivo” sul modello americano, che oltre alla componente tipica del risarcimento del danno “compensativo”, assume una funzione di prevenzione su violazioni future per tutti soggetti analoghi. Nel caso della Costa Concordia sono stati richiesti i danni punitivi, elevando le richieste di risarcimenti nel processo penale ad oltre i 500mila euro per passeggero.

COSA VI OCCORRE: poiché non esiste una lista passeggeri di partenza, è opportuno dimostrare che eravate presenti a bordo di uno dei due treni scontratisi e quindi essere nell’elenco redatto dai soccorritori oppure, almeno, il biglietto; conservate poi con cura l’elenco delle cose che sono andate perdute nell’incidente, le spese extra che abbiate sostenuto e tutte le ricevute di spesa e i certificati medici, annotate gli spostamenti e le spese che avete sostenuto per il rientro a casa o per il prolungamento del viaggio e per recarvi a fare le visite mediche; procuratevi appena possibile una certificazione di un medico psicologo-psichiatra relativa allo stato di ansia e stress post traumatico (se presente), preferibilmente di una struttura pubblica. Il termine per proporre la querela penale è di 90 giorni ma è opportuno inviare subito la lettera di richiesta danni e proporre appena possibile le denunce penali per consentirci di includervi nel procedimento e usufruire degli eventuali sequestri. Continua a leggere “Incidente treni Andria-Corato: COSA FARE PER IL RISARCIMENTO”

Indagini sull’incidente treno Andria-Corato

Incidente treno Bari - Foto vigili del fuoco3-2.jpgIl procuratore capo di Trani sta formando un pool di magistrati per coordinare le indagini sul disastro ferroviario e promette che esse non si fermeranno all’errore umano ma si svolgeranno anche sui ritardi nei lavori sulla linea e sui mancati sistemi di sicurezza. Del pool di Pubblici ministeri, faranno parte cinque magistrati: Francesco Giannella, procuratore capo, Antonio Savasta, Simona Merra, Marcello Catalano e Michele Ruggiero (il quale è anche noto per aver indagato in distinti procedimenti la Deutsche Bank di Francoforte e due agenzie di rating per manipolazione del mercato, ed aver svolto indagini sulla presunta correlazione tra vaccini e autismo), il che ci fa ben sperare circa l’ampiezza di vedute in ordine alle indagini da svolgersi.

L’inchiesta sul disastro ferroviario delle Ferrovie del Nord barese è per ora divisa in tre fascicoli:

  • il primo sulla dinamica.
  • Il secondo che punta invece a capire il perché i sistemi automatici di sicurezza non fossero attivi su quella linea.
  • Il terzo mira invece a capire come è stata spesa la pioggia di soldi pubblici (poco meno di 100 milioni di euro) arrivati in questi anni

Nel frattempo secondo i media locali, in ogni caso, l’incidente si sarebbe verificato a causa di un errore umano. In pratica uno dei due convogli sarebbe partito in anticipo dalla stazione di provenienza considerato il sistema del consenso (o blocco) telefonico per cui il via libera ai treni è dato da una comunicazione attraverso telefono tra gli operatori delle varie stazioni. Peraltro, Secondo il Corriere del Mezzogiorno, invece, ci sarebbe stato un guasto dei sistemi che regolano le coincidenze il che evidentemente allargherebbe le responsabilità penali ad altri soggetti che non al singolo capostazione.

Dobbiamo, tanto per cambiare, registrare un fatto che pare essere il necessario antecedente della tragedia ed essere tutto dovuto alle solite ragioni di economia sula pelle delle persone: il mancato raddoppio della tratta lungo cui si è verificato lo schianto dei due treni.

In ballo dal 2007, per un costo complessivo di 180 milioni di euro, i lavori di adeguamento della linea ferroviaria Corato-Andria non hanno ancora visto la fine. Sui documenti disponibili sul sito delle Ferrovie Nord Barese – secondo quanto rivela un articolo del Fatto Quotidiano     (http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/07/13/puglia-scontro-fra-treni-nel-barese-morti-sono-27-trovate-le-scatole-nere-convoglio-da-andria-era-di-troppo/2901654/) si fa cenno all’1 ottobre 2015 come data per l’ultimo collaudo della nuova opera: quasi un anno dopo, però, quei dieci chilometri di ferrovia sono ancora a binario unico.

Di 23 morti e 52 feriti, il bilancio delle vittime, oltre a tutti i passeggeri dei due treni che, se pure non sono stati feriti nel fisico, hanno subito lo shock di essere a bordo di due mezzi che si sono scontrati a folle velocità l’uno contro l’altro. I due treni avevano a bordo pendolari della zona e secondo le prime ricostruzioni parrebbe che i due macchinisti prima dell’impatto viaggiassero a tutta velocità e che non abbiano nemmeno potuto frenare o potuto tentare di farlo perchè i due treni si sono trovati di fronte all’uscita da una curva e quindi si sono comunque potuti vedere solamente quando era ormai troppo tardi per cercare di poter rimediare all’errore – umano o tecnico è ancora da capire – che evidentemente è stato fatto.

Nel frattempo sarebbero stati trovati i registratori di bordo dei due treni (le c.d. scatole nere che devono avere registrato ogni dato riguardante il viaggio dei due treni prima dello scontro) che aiuteranno a stabilire le cause della sciagura.

Sta procedendo ai rilievi ed alle indagini la Procura della Repubblica di Trani, in quanto lo scontro ferroviario è avvenuto in un tratto appartenente alla competenza territoriale del Tribunale della città pugliese, che sta indagando per le ipotesi di reato di omicidio colposo plurimo e disastro ferroviario.

Emerge chiaramente che le cause prime del disastro sono da attribuire all’arretratezza della rete regionale pugliese che in quel tratto è ancora a binario unico considerato che la prima stazione di incrocio è solo quella di Andria, da dove stava scendendo il treno diretto a Bari.

In quel tratto sussiste ancora il c.d. consenso telefonico che secondo il regolamento della circolazione ferroviaria (del 1936) prevede che nelle stazioni su linea a semplice binario venga effettuata una chiamata verso la stazione successiva chiedendosi il consenso appunto in prossimità dell’orario di partenza o di passaggio di un treno. Il sistema è tra i meno evoluti rispetto alle tecnologie disponibili e maggiormente a rischio, ha affermato il Ministro dei Trasporti, perché si affida interamente all’uomo, nella fattispecie all’operatività dei capistazione.

Siamo negli anni ’10 del 2000 e pare impossibile che ancora esistano tratti a binario unico in cui la circolazione dipende dalla sola attenzione dei capistazione eppure questa è la situazione che si riscontra in tante parti del nostro territorio tanto che lo stesso Ministro dei Trasporti promette investimenti per 1,8 mld di Euro per ammodernare le linee ferroviarie italiane.